OTTAVA GIORNATA: TRA INCONTRI AFFASCINANTI E INCROCI PERICOLOSI

Ottava giornata tremendamente significativa.
Apertasi con l’attesissimo derby del Sud tra la Roma di Garcia, francese con influenze spagnole, e il Napoli di Benitez, spagnolo con influenze inglesi.
La geografia del calcio italiano sta cambiando(?)

La Roma di Totti eguaglia la Juve di Platini: ottava vittoria di fila, Garcia sembra voler provare a vincerle tutte, senza subire gol!! Un solo gol subito (a Parma) da De Sanctis. Che la Roma fosse una squadra qualitativamente valida nessuno lo dubitava, ma nel campionato italiano la qualità non è sinonimo di vittoria. Lo sa bene, evidentemente, il tecnico francese che è riuscito a saldare e consolidare la qualità in un progetto di squadra pragmatico e funzionale. Il Napoli non ne esce ridimensionato, ma nello stesso tempo sta dimostrando di non essere da primissimo posto perché privo di quella quadratura di squadra che hanno Roma e Juventus. Quest’ultima esce distrutta dal Franchi dopo 20′ finali da paura. Rossi incanta Firenze, e Mario Gomez in tribuna, con una tripletta alla Batistuta, la Signora dovrà ora presentarsi al Santiago Bernabeu con dei lividi sul volto e con una ferocia in più. Sembra essere cominciato contro l’Udinese il campionato del Milan, nonostante i canonici 8 indisponibili (6 infortunati + 2 squalificati). Aspettando Godot, il Verona si prende l’Europa.
Incroci pericolosi in zona retrocessione: Genoa-Chievo, Livorno-Samp e Sassuolo-Bologna. Togliendo le due di Genova, saranno queste le squadre protagoniste della lotta per non retrocedere assieme ad un Catania smantellato durante l’estate: Maran non ha colpe, sia chiaro. Il “caso” Catania è l’esempio nitido di come i Presidenti non siano tutti Silvio Berlusconi e, per questo, debbano appoggiarsi a figure capaci in grado di fare da trade-union tra squadra e società: manager ai quali affidare interamente il compito di gestire l’aspetto puramente tecnico-tattico assieme all’allenatore. Lo ha fatto Silvio Berlusconi (che di calcio ne capisce) affidandosi ad Adriano Galliani, il quale è risultato fondamentale nella passata stagione nella conferma di Massimiliano Allegri. Far fuori l’allenatore non equivale a tagliare la testa al toro, se non in rarissimi ed eccezionalissimi casi.
In serata pazzo Toro e cuore Inter: felici e scontenti. Il Toro perché dopo aver trascorso 85′ in superiorità numerica ed essere passato in vantaggio due volte ha rischiato di perdere, l’Inter perché in 10 uomini contro un ottimo Toro al 91′ vinceva 3-2.

La Stanza di Dario

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