UN PO’ DI ORDINE (SUL MILAN)

Per Adriano Galliani, Silvio Berlusconi (e la sua famiglia) è una religione, il Milan il santuario dove servire messa tutti i giorni.

Perciò non deve affatto meravigliare l’ostinato riserbo esibito ieri mattina in occasione della cerimonia del premio Facchetti seguito alle “cannonate” di domenica sera, la nota e la successiva correzione firmate da Barbara Berlusconi sulla crisi del Milan.

UN PO’ di ORDINE di Franco Ordine

Di fatto non hanno provocato alcun danno all’intesa umana tra l’ad e il suo azionista di riferimento, legati da un rapporto d’amicizia fraterna nata ben prima del Milan e destinato a rimanere tale anche oltre la stagione del calcio. Hanno aperto una crepa profonda lungo i muri di via Turati e a Milanello dove l’eco è giunta, inattesa, moltiplicando lo smarrimento di una truppa già piena di debuttanti. «Il bilancio, nel calcio, si fa a fine stagione», la frase di Galliani è dedicata alla condizione attuale del club e a chi vorrebbe anticipare la stagione della resa dei conti, mentre l’ad rossonero incassa la solidarietà di Carlo Ancelotti, uno che di Milan se ne intende: «Galliani è il Cristiano Ronaldo dei dirigenti».

Barbara Berlusconi è rimasta tutto il giorno impegnata sul fronte del trasloco degli uffici nella nuova sede al Portello, non partirà per Barcellona questo pomeriggio: nessun contatto tra i due, dunque, mentre puntuale la sua partecipazione al pranzo di lunedì mattina ad Arcore con il resto della famiglia. Nemmeno la scadenza prossima, fissata nell’aprile del 2014, può essere interpretata come la madre di tutte le svolte in casa Milan: a quell’assemblea degli azionisti, non avendo deleghe, Barbara Berlusconi non partecipa. Dal suo staff piuttosto ieri è partito il sottile distinguo tra la figura di Galliani e l’operato del dg Braida, responsabile sulla carta della “rete di osservatori”. Pratiche da dottor sottile. Alla fine sarà sempre e soltanto Silvio Berlusconi a decidere la nuova rotta, ad approvare piani, a scegliere l’allenatore futuro (Seedorf), a confermare o rimuovere il suo uomo di fiducia che da 27 anni è deputato alla cura dell’“affare di cuore” chiamato Milan.

Alcuni degli elementi di insoddisfazione di Barbara sono condivisi dal capofamiglia: 1) la qualità del gioco, davvero scadente espressa negli ultimi due anni da Allegri; 2) talune mosse sul mercato che hanno disatteso le indicazioni fornite nel vertice del 2 giugno scorso, cioè schieramento delle due punte più il trequartista per intendersi; 3)la discussa partenza di Pirlo; 4)il comportamento e il look di alcuni tesserati, non in linea con lo stile della società, addebitata all’allenatore. Il riferimento al recente mercato, il flop Vergara, l’arrivo di Matri dopo aver perso il treno per Tevez (per la mancata partenza di Robinho), «soldi spesi male» il passaggio, è la conseguenza diretta dei lamenti e delle proteste della tifoseria (“Berlusconi non spende più”) per non tacere dell’invadente presenza di qualche procuratore (Raiola, Bronzetti) nella vita del club. Ma nessun riferimento, durante i vertici di Arcore e nei colloqui telefonici tra Berlusconi e Galliani, ha mai chiamato in causa Balotelli. «È e resta incedibilissimo» il ritornello del vicepresidente. Gli ha fatto eco il fidato portavoce di Barbara: «È uno dei pilastri del Milan del futuro». E a Mario ha guardato e parlato, con il carisma del fuoriclasse, Ricardino Kakà, uno dei pochi disposti a mettere la faccia dinanzi alla tempesta mediatica senza correre il rischio di rimanere spettinato. «Dobbiamo uscire con i nostri mezzi da questo momento di depressione – è stato l’invito rivolto al gruppo -. Non so se posso essere un esempio per Mario, so che nel passato io ho avuto come esempi Maldini e Cafù, due temperamenti opposti, ma da entrambi ho appreso molto. Tocca a lui maturare», l’invito diretto al suo compagno di avventura chiamato a entrare subito nella parte di protagonista virtuoso del Milan. Balotelli salterà Verona (Chievo), non Barcellona dove un Milan pieno di tremori e insicurezze potrebbe andare incontro a un altro naufragio: forse è troppo chiedergli di aprire il paracadute per attutire l’eventuale caduta rovinosa ma un bel segnale di reazione sarebbe utilissimo. Per lui stesso, per il Milan che ne avverte lo scadimento nel rendimento recente, per la società che resta separata sotto lo stesso tetto.

 

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