PREMIATA DITTA BALO-KAKA’ E IL MILAN ADESSO SPERA CHE FORSE E’ GIRATO IL VENTO

La premiata ditta Balotelli+Kakà conquista anche Catania, presidio calcistico non sempre disponibile alle scorribande.

UN PO’ DI ORDINE Franco Ordine

In quattro giorni, dopo la scintilla intravista a Glasgow, ecco il secondo successo consecutivo fuori dai cancelli di San Siro, primo della nuova stagione in campionato.
Il ritardo, clamoroso, offre la dimensione del distacco del Milan dalle posizioni onorevoli di classifica ma conferma la bontà della svolta segnalata in Champions.
Forse è effetto, magico, anche della pacificazione sancita dal presidente Silvio Berlusconi sabato sera tra sua figlia Barbara e Adriano Galliani, il fedelissimo dirigente da 28 anni al comando del club. Di sicuro c’è un evidente miglioramento complessivo del Milan seguendo due binari che corrono paralleli: il gioco con la produzione di gol e l’attenzione. Sei reti tra Scozia e Sicilia: mica male. Non sono mai stati un problema con quel po’ po’ di attaccanti che si ritrova Allegri (e deve ancora timbrare il cartellino Pazzini). Specie dopo l’arrivo, un’autentica genialiata, di Kakà a costo zero. Piuttosto è la tenuta della difesa a fare notizia nel giorno in cui mancano all’appello addirittura cinque titolarissimi su cinque( Abbiati, Abate, Zapata, Mexes e De Sciglio). Per sintetizzare: il Milan gioca meglio, molto meglio, e tradisce una condizione fisica splendida, a dispetto della fatica di martedì scorso e delle tante, troppe assenze.
È sempre la premiata ditta Balotelli-Kakà in rigoroso ordine alfabetico a farsi carico di questo secondo successo.
Mario si fa vivo nella fase decisiva e delicata del viaggio, durante la ripresa, dopo aver sbagliato qualche gol di troppo e prima di perdere le staffe per l’insulto rivoltogli da Spolli (nessuno lo sente ma il labiale televisivo lo inchioda). Balotelli su punizione dal limite esplode il suo destro che brucia le mani del portiere Andujar; nemmeno un minuto dopo, per contendergli un pallone, Tachtsidis lo travolge meritandosi il cartellino rosso da Rizzoli: ecco lo snodo della sfida, Milan in vantaggio e Catania ridotto in dieci.
Prima di Balotelli e dopo Balotelli, poi sostituito da Matri per evitare che si lasci tradire dalle tensioni accumulate, Kakà offre al Milan tutta la sua classe infinita e anche il suo strepitoso stato di forma per dare alle cadenze offensive dei rossoneri la necessaria efficacia. Lui e Montolivo duettano che è un piacere vederli, ammirarli, trovarsi e smarcarsi con tocchi felpati negli spazi stretti e nei valichi. Con Kakà il Milan mette la palla in banca e trova sempre una soluzione a ogni passaggio, a ogni triangolo, a ogni affondo. Così gli accade nel finale, su suggerimento elegante di Montolivo, di scattare sulla destra, proprio come ai tempi di Ancelotti («non è più quello di una volta»: ve li ricordate i giudizi ripetuti come un ritornello dei noiosi parrucconi?) e di trovare l’angolo opposto dopo aver fintato il passaggio per El Shaarawy. Ecco: la premiata ditta può arricchirsi di un altro esponente appena El Shaarawy può raggiungere, magari nelle prossime settimane, un decente stato fisico. Si rivede dopo 3 mesi il Faraone ma si capisce al volo che è senza benzina nel serbatoio, non ha ancora lo scatto aggressivo, gli manca anche il dribbling ubriacante e il tiro non è secco o chirurgico. Con Robinho ko, è l’unico cambio in attacco a disposizione di Allegri per apparecchiare il tridente d’attacco che è nella testa di Galliani da tempo, Kakà-Balotelli-El Shaarawy. Tale allestimento consente ad Allegri di mantenere lo schieramento che da Glasgow gli sta procurando qualche piccola soddisfazione: l’alberello di Natale, cioè. Capace di blindare il resto del Milan che per la prima volta subisce gol al primo attacco ma poi richiude i portoni del castello di Gabriel per dimostrare anche agli incolti che la miglior difesa è l’organizzazione e non c’è bisogno di grandi nomi. Certo servono anche loro, averne di Thiago Silva e Nesta, ma quella è la perfezione assoluta.

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