UNA COPPA DI BEFFE E SOFFERENZE

Resta solo il Milan nell’Europa che conta, quasi a conferma di una specifica vocazione, ma la migliore in Champions delle nostre tre, il Napoli, lascia la scena fra lacrime e applausi al termine di una partita esemplare come il suo rendimento nel tremendo girone riservatogli dalla sorte.

CIRCO MASSIMO di Massimo De Luca

Se ne va in Europa League, il Napoli, essendo finito primo a pari punti; se ne va avendo vinto 4 partite su 6; se ne va avendo battuto la miglior squadra inglese del momento e la vice-campione d’Europa; se ne va con 12 punti in tasca, quando al Galatasaray ne son bastati 7 e  il Chelsea, con lo stesso bottino, ha vinto il suo girone. Nella serata più difficile, il Napoli ha sovrastato l’Arsenal anche più del Borussia in settembre, e viene buttata fuori per un gol di meno o per quel golletto fortunoso che i tedeschi hanno trovato a Marsiglia all’85′. Benitez se ne va a cercare di intralciare la strada della Juve anche in Europa League, ma la meritata ovazione del San Paolo gli restituisce la fiducia e l’onore che le ultime prove di campionato avevano intaccato. Essere eliminati così brucia tremendamente, ma l’impeccabile prova tattica della squadra nella partita in bilico fra la condanna a vincere e l’obbligo di non prendere gol vale un test di maturità superato. Con amarezza, ma con la consapevolezza di poter crescere ancora sulle ali dei gol di Higuain, delle ispirazioni di Insigne, del lavoro finalmente più corale di tutti nel supportare la fase difensiva.

Nella sua notte d’esame, il Milan strappa il voto minimo grazie a una capacità di soffrire che è una novità pressoché assoluta, in questa fallimentare fetta di stagione. In 10 per 70′, costretto a rinunciare al rilancio di El Shaarawi (che purtroppo sembra di nuovo infortunato), in difficoltà per la freschezza del giovane Ajax cui pare mancare soprattutto un nipotino di Van Basten, il Milan ha digrignato i denti e coi denti ha difeso se stesso, la sua porta, la qualificazione. Ha rischiato fino all’ultimo secondo del 95esimo minuto, ma ha retto, grazie al sacrificio di tutti, compreso Balotelli. E’ l’allegro (o triste, a seconda dei punti di vista) paradosso di questa Champions: la squadra in maggior difficoltà in campionato, più prossima alla zona B che alla zona Europa, è l’unica a sopravvivere ai gironi, in attesa di un  ottavo di finale che s’annuncia durissimo, quale che sia l’esito del sorteggio. La Signora dominatrice è a casa con 7, il Napoli che l’insegue si appunta in petto i 12 punti conquistati come un beffardo e inutile distintivo. Il calcio italiano è in crisi da un po’ ma stavolta, obiettivamente, ha avuto anche un po’ di sfortuna di troppo. Resta il risvolto, tragico, dei gravi scontri prima di Milan-Ajax con tre olandesi gravemente feriti. La barbarie da stadio ci insegue in tutte le sue forme, nessuna esclusa. E dopo 40 anni di appelli, analisi, convegni, dibattiti lo scoramento è infinito, come il senso di impotenza che si ricava da questa ennesima dimostrazione di banalità e stupidità del male.

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