*SERAFINI: “PRIMO COMPITO DI CLARENCE, RESTITUIRE IL MILAN E SAN SIRO”

Abbiamo scritto un confidenziale “Clarence” nel titolo, gettando subito la maschera. Non è tornato uno qualunque.

IL COMMENTO SERAFICO di Luca Serafini

E’ tornato uno di quelli che hanno contribuito a scrivere la storia recente del Milan in campo, ma anche fuori con il loro comportamento, la serietà, la professionalità, la discrezione, la diserzione dal gossip. Mentre quelli di adesso postano e twittano, Seedorf scrive sul “New York Times”. Non ha grande importanza oggi che cambi moduli, schemi, uomini (quelli sono e quelli rimangono), questa sarà soltanto la parte finale del suo lavoro. Lavoro che ha la priorità di incominciare in campo a Milanello durante la settimana e negli spogliatoi, per ricordare a tutti quale fortuna sia giocare nel Milan, cosa significhi indossare quella maglia, come si vive il gruppo e non il proprio orto crestato e tatuato, come ci si aiuta in campo quando si è in difficoltà. L’esperienza arriverà, quella acquisita da uomo e da calciatore per il momento basta e avanza. Praticamente, in questi primi mesi dovrà continuare a comportarsi come giocatore leader oltre che come allenatore, questo sicuramente lo sa fare meglio di chiunque. Colto, intelligente, educato, presuntuoso quanto basta, Seedorf infatti ha già allenato per anni in campo quando giocava.

La scelta di Barbara è stata coraggiosa e tempestiva. Così come lo è stata quella del sostituto di Allegri che un pochino avrà deluso SuperPippo. Era difficile anche per suo padre, peraltro già più che convinto da almeno 2 anni. Clarence Seedorf ha alcuni difetti che dovrà limare, com’è normale, a partire da un’incontrollabile superbia che – per esempio – gli fece indossare le ciabatte in panchina in un derby in cui si sarebbe aspettato di giocare titolare. Un malcelato nepotismo che lo ha indotto a portare tale Esajas (non ricordiamo esattamente se amico o cugino o parente) a giocare a San Siro, i fratelli al Monza, gli amici sparsi tra scuderie motociclistiche, siti ufficiali e linee di gioielli. Smaltito il delirio da onnipotenza in qualsiasi attività si cimentasse, oggi appare risoluto, deciso e convinto nell’iniziare la sua nuova avventura, la sua nuova vita, nella sua vecchia casa. Gli viene chiesto di restituire ai tifosi il loro stadio, San Siro, il che significa che avrà saputo restituire loro la parvenza di una credibile squadra di calcio.

*Estratto dell’editoriale di Luca Serafini pubblicato su MilanNews.it il 17/01/2014

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