BALOTELLI, UNA LACRIMA SUL VIDEO

Mario Balotelli che, giustamente sostituito, nasconde le lacrime dietro la giacca a vento è l’immagine della frustrazione del Milan, incapace di conciliare la modestia del suo presente con la grandezza del suo passato.

CIRCO MASSIMO di Massimo De Luca

La ricostruzione che Seedorf tenta di avviare  è faticosa e lastricata di delusioni:  il 3-1 (perfino generoso) rimediato a Napoli ne è l’anticipazione e l’esemplificazione più netta. Velleità tante, concretezza poca. Una squadra impostata per offendere e (teoricamente) dare spettacolo è condannata a segnare molto, perché la spregiudicatezza ha il suo costo in termini di gol subìti. Se si segna tanto quanto s’incassa (36 a 35 il fallimentare bilancio attuale), i conti non possono tornare. E infatti non tornano.

Napoli-Milan è stata la sfida fra due imperfezioni, ma di peso specifico diverso. Anche il Napoli ha i suoi guai a sostenere la propria vocazione offensivista ma la qualità della sua manovra avanzata è talmente alta da alimentare comunque una stagione ambiziosa, pur se lontana dalle speranze di scudetto. E infatti, col passar dei minuti, mentre le due imperfezioni aprivano spazi a occasioni in serie, le giocate d’attacco di Higuain e compagni scavavano lentamente e inesorabilmente la differenza che, alla fine, avrebbe potuto essere molto più ampia. E poi, appunto, c’era Higuain: ovvero il realizzatore che Balotelli non riesce più ad essere (anche da qui nascono le lacrime) e che porta in dote una garanzia di gol che, sommata ai centri dei suoi scatenati compagni di reparto e di centrocampo, attenua i problemi di una fase difensiva non ottimale. Né si può addossare tutta al tenero (stavolta) Mario la colpa del momentaccio: è circondato da trequartisti e talentini vari, ma di assist veri ne vede proprio pochi.

Non è nella tradizione di questo Milan ritrovarsi a febbraio inoltrato con i lavori in corso. Ma non era nella tradizione nemmeno affrontare fin da agosto la stagione con un organico evidentemente inadeguato e con un allenatore confermato  controvoglia. Il mercato di gennaio ha portato qualche buona correzione alla rosa (ottimo l’esordio di Taarabt, anche se è l’ennesimo giocatore a vocazione offensiva) e il richiamo alle armi di Seedorf ha quantomeno messo in sella un conduttore che ha la fiducia della casa (e va aggiunto che nella storia del Milan di Berlusconi, gli allenatori non “di casa” hanno avuto sempre vita grama: da Zaccheroni a Tabarez, da Terim ad Allegri). Ma la stagione è andata e l’Atletico Madrid di Champions è alle porte: se il Milan resta questo di Napoli ci sarà poco da divertirsi per la gente rossonera.

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