SERAFINI: “QUELLA FASCIA A MEXES…”

Una pesante eliminazione in Coppa Italia e una prestazione sconcertante a Napoli hanno già accompagnato Clarence Seedorf sul banco dei precoci imputati, al primo processo della sua breve vita da allenatore.

IL COMMENTO SERAFICO di Luca Serafini

L’accusa è precisa e circostanziata: modulo pretenzioso, inadatto alle caratteristiche degli uomini e scelta discutibile di alcuni interpreti (Essien) e di alcuni ruoli (Abate). La difesa ha argomentazioni valide: la scelta degli uomini e’ dettata essenzialmente dalla numerologia, prima di tutto è la concentrazione di uomini di qualità appena superiore tutti in attacco, l’indisponibilità parziale o totale di Kakà e Honda al San Paolo, la necessità di provare senza Montolivo in vista dell’Atletico. Altra argomentazione fondata: il campionato ormai è ampiamente e da tempo compromesso, i pericoli estremi della coda della classifica sono scongiurati, e’ necessario e inderogabile fare prove e soprattutto spiegate selezioni in vista del futuro. Nel dibattito l’accusa incalza: c’è modo e modo di perdere, il Milan a Napoli e’ stato scriteriato tatticamente e molle caratterialmente. Palla alla difesa: il modulo e’ un dibattito che si accende solo quando la squadra e’ modesta, e’ accaduto con Leonardo e nelle ultime 2 stagioni di Allegri. Probabilmente la verità è che in questi casi, come la metti la metti la squadra rimane poca cosa: in questi ultimi anni infatti le figuracce stile-Napoli si sono ripetute puntuali in moltissime occasioni, a prescindere dal valore degli avversari e dalla competizione. La sentenza dunque non può che essere naturalmente un rinvio a giudizio per Seedorf, la carriera del quale comincerà di fatto soltanto il giorno del prossimo raduno a luglio con una squadra diversa. E si spera migliore. Molto migliore.
Essendo persona intelligente benché allenatore acerbo, Clarence ha corretto tempestivamente la squadra nell’intervallo al San Paolo e questo gli rende merito. Ciò che non poteva fare, però, era togliere quella incomprensibile fascia di capitano dal braccio di Mexes. Non è plausibile che un professionista con un ingaggio da 9 milioni lordi a stagione debba essere motivato o tanto meno responsabilizzato trovandosi (sia pure incidentalmente) a vestire la maglia rossonera. Mexes, oltre a disputare una partita terrificante, non ha alcun gallone sulla divisa per poter indossare quella fascia rimasta per mezzo secolo sulle braccia di Cesare e Paolo Maldini, Rivera e Baresi. Il continuo migrare dall’arto superiore di Abbiati, Montolivo, Kakà fino al picco minimo del francese e’ un’ulteriore dimostrazione della mancanza assoluta – oltre che di una logica storica – di una personalità all’altezza. Dopo la profanazione di numeri gloriosi come la maglia numero 10, per favore si ponga fine anche allo svilimento della fascia di capitano del Milan.

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