JUVE, PERFEZIONE TATTICA ESIBITA CON FEROCIA. BENITEZ, LA MISSION PROSEGUE. MALESANI, PREPARAZIONE, EQUILIBRIO, RISULTATI: TUTTO E SUBITO! CATANIA, LA PASSIONE E LA RAGIONE DI MARAN PER LA SALVEZZA. LA MIGLIORE INTER DELLA STAGIONE. IL PARMA DI DONADONI SUPERIORE A QUELLO STORICO DI SCALA. MARIO HA LA VISIBILITA’ DI SAN SIRO, ABBIATI LE CHIAVI.

Alla Juve l’importante non è vincere è l’unica cosa che conta e Conte e la sua Juve ne sono l’esemplificazione più netta, ecco perché il pareggio di Verona è stato vissuto come una sconfitta, soprattutto per il modo in cui è arrivato (da 2-0 a 2-2 al 94′) e per l’atteggiamento esibito dalla Juve nella ripresa, antitesi di quella ferocia e perfezione tattica richieste da Conte.
Contro il Chievo si è rivista la Juve del primo tempo di Verona, come se la squadra avesse ripreso a giocare dopo il black out della ripresa di una settimana fa. Stesso ritmo, stessa ferocia, stessa sagacia tattica. La Juve è una squadra che gioca alla perfezione e questa perfezione viene in automatico, i meccanismi sono ben collaudati, c’è armonia tra gli interpreti di ogni reparto, c’è armonia tra i reparti, la squadra è sempre corta, raccolta, la difesa è alta, il centrocampo è un mix esplosivo di qualità e quantità, gli attaccanti sono i primi difensori (così come dovrebbe sempre essere) e sono catechizzati nel sistema di gioco voluto da Conte, per info chiedere a Llorente. Non si sgarra. La Juve è imprigionata dentro questa perfezione tattica esibita con ferocia che non viene meno di un centimetro. Quando (raramente) accade, la Juve fatica. Allo Juventus Stadium è praticamente imbattibile: 12 su 12 con la media di 3 gol a partita. 20 vittorie su 24 partite, i 45′ di Firenze e Verona restano parentesi isolate. Roma, Napoli, Inter e Milan regolate dalla regola del 3! Cosa c’è di strano in tutto questo? Che un gruppetto di buontemponi esponga uno striscione dove viene chiesta più umiltà per squadra, tecnico e società. E tifosi? C’è da augurarsi che un simile striscione moralista sia stato scritto da persone eccelse e, come sottolineato da Conte, senza colpe nella vita. Perché solo Dio avrebbe potuto permettersi di esibire uno striscione di tale portata.
Un elogio ulteriore merita Conte dopo l’abbraccio a Giovinco uscito tra i fischi (ingiusti) di una parte della tifoseria, “rimani qua, non dare retta a queste stronz…”. Commovente la precisazione del tecnico a fine partita: “E’ inaudito per una squadra che da tre anni fa cose straordinarie che alcuni giocatori siano presi di mira. Nessuno deve toccare i miei giocatori”. Un padre di calcio e non solo. Ha un diavolo per Capello Conte: “Ha vinto due scudetti meritatamente, ma con una squadra che era un’armata è uscito ai quarti di Champions”. Se Capello fosse più vicino al sistema calcio del nostro paese sarebbe un bene per tutti, le critiche a distanza alla Serie A sono francamente stucchevoli.

Benitez è soddisfatto del suo Napoli, “più passa il tempo, più i giocatori capiscono cosa voglio da loro”. Migliora la fase difensiva: “La chiave sono Albiol e Fernandez, devono parlare con i centrocampisti ed i terzini. Se restiamo corti e stretti difendiamo meglio”. La mission del calcio totale di sacchiana memoria prosegue. 

Per Malesani la mission della salvezza è complicatissima: “la mia è una preparazione che deve essere accompagnata dai risultai, devo cercare equilibrio”, la sintesi del Malesani pensiero. Il trittico Inter, Napoli e Roma non aiuta il lavoro del tecnico alle prese con una squadra rinnovata per nove undicesimi, francamene un’esagerazione per un gruppo che si stava comportando dignitosamente. Il cambio tecnico e l’importanza delle operazioni fatte a gennaio hanno i loro costi in termini di tempo. Un azzardo che potrebbe costare caro, la situazione è critica e Malesani è alle prese con un lavoro che normalmente viene svolto durante la preparazione estiva.

Al Massimino, nel lunch match, si sono incrociati i Maran e Reja bis in una cornice calorosa di pubblico dallo sfondo primaverile. Maran era alla ricerca della prima vittoria, Reja, dopo il pareggio nel derby, chiedeva ai suoi la vittoria della svolta. Ne è uscita una partita giocata su altissimi livelli, con un Catania trascinato dal trio Barrientos, Bergessio, Castro e in gol dopo 40” con un esterno di controbalzo di Izco. Male la Lazio in fase difensiva, Mauri torna titolare e ritrova subito il gol. Benissimo il Catania, pienamente rilanciato all’insegna dello spirito argentino e della passionalità. “Catania, una parola che richiede passione” recitava uno stendardo. Catania è una squadra passionale, l’attuale posizione di classifica è conseguente allo smantellamento della squadra durante il mercato estivo (Lodi, Gomez, Marchese su tutti) e ad uno smarrimento iniziale, ma la passione che avvolge la squadra e l’intelligenza tattica di Rolando Maran sono gli ingredienti giusti per condurre alla salvezza gli etnei.

È la miglior Inter della stagione quella vista sabato a Firenze, complice probabilmente la peggior Fiorentina della gestione Montella, senza ritmo e tatticamente indecente. L’Inter avrebbe meritato di chiudere la pratica già nel primo tempo. Ciò non toglie che dopo il pari di Cuadrado, la partita sia stata decisa da due episodi, entrambi a sfavore della viola: il gol di Icardi in evidente fuorigioco e il mancato rigore per il calcetto in pieno volto di Hernanes su Ilicic.

In serata chiudono la 24esima giornata Verona-Torino: uno scontro diretto che vale l’Europa. All’andata finì con un 2-2 spettacolare e i prodromi per la serata annunciano un match altrettanto straordinario. Al Toro non è andata giù la sconfitta interna contro il Bologna, l’Hellas dopo aver fermato la Juve di Conte vuole buttare il cuore oltre l’ostacolo per assaporare il palcoscenico europeo.
Obiettivo Europa anche per il Parma di Roberto Donadoni, il quale ha sempre capito di calcio, tanto da diventare in pochi anni un eccellente allenatore (così scrisse qualche mese fa Mario Sconcerti), uno che il palcoscenico europeo lo conosce bene. I numeri parlano di un Parma addirittura superiore a quello storico di Nevio Scala: 4-0 a Bergamo contro l’Atalanta, dodici risultati utili consecutivi fruttano 36 punti, -3 dall’Europa.

La copertina di questo lunghissimo turno di Serie A, con finestra sulla Champions è dedicata a Mario Balotelli..e non solo. Campione o no, la partita contro il Bologna è l’esemplificazione più evidente di SuperMario. Per 85′ indolente, a tratti indisponente, sotto ritmo, poco disponibile al gioco senza palla, all’86’ scuote San Siro con una sassata da quaranta metri. This is Mario. Un fuoriclasse nel senso che può vincere le partite stando fuori squadra per 85′, con un gol fuori da ogni logica. Un atteggiamento che non potrà essere tollerato contro l’Atletico. Se Mario ha “vinto” la sua partita è anche grazie ad Abbiati: due prodezze e un atteggiamento da campione, quasi mai sottolineato, ma Abbiati c’è sempre, è parte integrante della storia del Milan e del suo futuro più prossimo.

La Stanza di Dario

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: