DE LUCA: “MILAN, FINE DEGLI ALIBI”

La missione non era possibile, diciamo la verità. Il Milan ha cercato di renderla probabile con una buona reazione allo choc del gol-lampo di Diego Costa, rimettendosi in carreggiata grazie a Kakà (non solo e non tanto per il gol dell’1-1).

CIRCO MASSIMO di Massimo De Luca

Ma, a gioco lungo, non c’è stato niente da fare: il bilancio complessivo di 5 a 1 fotografa la differenza di valori. Il verdetto è perfido, ma sincero: il vertice europeo non è roba per noi. Il Milan ha provato a metterci l’anima, ultima traccia di quella che fu una grande squadra, per una buona mezzora, ma non di più. Poi è praticamente sparito dal campo, crollando anche fisicamente alla distanza. Del resto non ha più i mezzi (cioè gli uomini) per le grandi imprese. E contro il tosto Atletico di Simeone sarebbe servita appunto una grande impresa. La difesa, invece, ha tradito subito, sulla prima incursione di Costa; il resto ha tradito poi, evidenziando anche quella differenza di condizione atletica che già aveva squilibrato l’amichevole della Nazionale con la Spagna.

La serata più amara del nuovo corso di Seedorf dovrebbe servire a far giustizia degli ultimi alibi. Gli ottavi di Champions acciuffati, unica italiana, grazie a un girone molto morbido erano il paravento dietro il quale nascondere il fallimento di una stagione, già scritto nel mercato estivo e che, infatti, ha condotto a un campionato di assoluta retroguardia fino a rendere problematica perfino la prospettiva dell’Europa League. Cose impensabili, in casa-Milan solo un paio d’anni fa. Come impensabile, a questo punto, è l’idea che Balotelli possa interpretare la differenza. Nella partita dell’anno, è letteralmente evaporato, firmando solo la bella apertura trasformata da Poli nell’assist per l’1-1. Né si può definire un episodio: è tutto l’anno che super-Mario (ancora super ?) fallisce gli esami, rendendo quasi irreale il ricordo del girone di ritorno 2013 e confinando nella sfera del ridicolo l’esaltazione che, mesi addietro, ne fecero i grandi magazine americani, fino a proporlo quale icona di una presunta nuova Italia.

E a proposito d’Italia: come avrà dormito Prandelli, dopo aver spento il televisore ? Il suo progetto, inutile negarlo, ruotava in attacco attorno a Mario e pareva aver trovato in Rossi la sponda ideale. Pepito, forse, riprenderà a correre in settimana: ma il suo recupero resta un’incognita, pesantissima. Mario si sta smarrendo, fra una vera maturazione che ritarda e i guai del Milan che non l’aiutano. Che mondiali ci aspettano ? I mondiali di un Balotelli da rigenerare e, addirittura, di un Cassano da ripescare. E’ vero che, storicamente, la nostra Nazionale si esalta nelle difficoltà. Ma stavolta sarà dura davvero.

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