MILAN, DALLA RESILIENZA ALLA RESURREZIONE PASQUALE. TRA JUVE E ROMA E’ QUESTIONE DI RITMO.

E’ praticamente tutto deciso. Da tempo. Resta aperto il discorso Europa League con il derby a distanza tra Milan ed Inter. Resta caldissima, come sempre accade a primavera, la zona salvezza con Catania e Livorno in pole per la retrocessione e Sassuolo e Bologna a contendersi l’ultimo posto utile per la B: una non ha il campo, l’altra non ha la società. Fate voi (cit. Michele Criscitiello). Per la Juve è solo questione di matematica. I numeri parlano di un dominio bulgaro. All’Inter in passato è stato regalato lo scudetto dell’onestà, alla Roma andrebbe consegnato honoris causa, seduta stante, lo scudetto della perseveranza.
Tra Juve e Roma è questione di ritmo: la Roma probabilmente le vincerà tutte, la Juve continuerà a vincere.
Resta negli occhi e nel cuore lo spirito encomiabile della squadra di Garcia: ormai sicura del secondo posto, continua a viaggiare ad un ritmo da scudetto, senza dare la parvenza di mollare un centimetro.
Il campionato del Napoli finirà sabato sera a San Siro, ultimo esame importante del torneo, poi si cominceranno a preparare la finale di Coppa Italia e a gettare le basi per la seconda stagione all’insegna del calcio totale di sacchiana memoria, tanto caro a Rafa Benitez. Dovrà essere migliorata la fase difensiva, tatticamente il Napoli ha troppi giocatori che tatticamente non sanno che cosa sia la zona, il calcio totale non permette che i due esterni non comprano il campo: il calcio totale necessita di undici giocatori sempre in movimento, che collaborano, altro requisito fondamentale è il filtro a centrocampo, indispensabile per la tenuta difensiva.
Per la viola sarà ancora Europa League, con due grandi rimpianti: Gomez e Rossi. Togliete alla Juve la coppia Tevez-Llorente.
L’Inter è lì dove ce l’aspettavamo. Nessun bisbiglio d’eccitazione. La squadra è la stessa della passata stagione, ricompattata da Mazzarri, e con un Icardi in più.
Il Milan è sopravvissuto alla stagione più difficile dei 28 anni di presidenza Berlusconi. È stata la “stagione dei suicidi”: la riconferma di Allegri, di fatto delegittimato in partenza dal presidente Berlusconi, ad opera di Adriano Galliani, il quale mostrò il pugno duro al vertice di Arcore del 2 giugno ricordando a tutti come all’epoca ballassero i 30 milioni della Champions. E la delegittimazione dello stesso amministratore delegato da parte della principessa Barbara Berlusconi. Senza una compattezza al vertice, non è stata possibile la trionfante cavalcata Champions dello scorso anno. Ma da quando Adriano Galliani si è ripreso il Milan affiancando Clarence Seedorf, dopo l’eliminazione di Madrid, sono arrivati un pareggio (a Roma contro la Lazio) e 5 vittorie consecutive. Dalla resilienza (la capacità di resistere) che ha contraddistinto gran parte della stagione milanista, alla resurrezione pasquale. Resurrezione in termini tecnici, di spirito, di gioco, contro il Livorno si è visto un Milan delizioso, qualitativamente ritrovato. Kakà, Taarabt, Balotelli, Robinho al posto di Honda, Saponara al posto di Robinho, il rientro ormai prossimo di El Sharaawy: la qualità davanti è garantita anche in termini numerici. In difesa Seedorf ha trovato la giusta combinazione di interpreti, i tre francesi più Bonera, da allora solo 2 gol subiti in 6 gare. Il sesto posto è agguantato, il quinto è l’obiettivo.
Meriterebbero la qualificazione all’Europa League honoris causa Parma e Torino, la Lazio del sempre contestato Presidente Lotito è lì in piena corsa assieme al Verona. Addio sogni europei per l’Atalanta. Samp, Udinese, Genoa e Cagliari sono salve. Il Chievo si salverà. La classifica è pressoché fatta. All’appello mancano il derby di Milano, Roma-Juve e scontri salvezza incrociati. È stata una stagione ricca di novità: Roma e Napoli. Di sorprese: Parma e Torino. Di delusioni: Catania e Bologna. Di rimpianti: Fiorentina e Milan. Gomez e Rossi non hanno praticamente mai giocato assieme, così come El Sharaawy e Kakà.

La Stanza di Dario

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