TI TE DOMINET, MILAN!

Il Milan avrebbe meritato ampiamente di vincere entrambi i derby, perse in modo assai strano all’andata con un tocco di tacco di Palacio.

Ha vinto probabilmente quello decisivo, come spesso è accaduto nella storia dei derby, con uno striminzito 1-0 grazie ad una sassata di testa di Nigel De Jong, autentico mastino-eroe della serata che dopo aver incornato sotto la Sud ha pensato bene di gettarsi sul tiro (l’unico) di Palacio trovatosi davanti ad Abbiati, in occasione dell’unica sortita offensiva dell’Inter.
I due derby di questa stagione sono stati un compendio di farneticazioni, di errori, di imprecisioni tecniche: i berlusconiani, nonostante tutto, ne sono usciti meno peggio dimostrando di essere qualitativamente nettamente superiori all’Inter.
Le stagioni di Milan e Inter non possono essere paragonate:
le stagioni di chi fa la Champions e di chi non la fa, sono abissalmente diverse. Chi la fa si allena meno, ha più infortunati, si logora di più e qualche punto in Campionato lo lascia.(cit. Mauro Suma).
Sta di fatto che i punti che separavano le due squadre erano francamente inammissibili, la rosa del Milan, come ha sentenziato il derby, è nettamente più forte di quella dell’Inter.
Ieri sera il Milan ha stra dominato il derby dimostrandosi padrone del campo e del giuoco come vuole la tradizione, come vuole la mission dettata dal Presidente Silvio Berlusconi: è stato un Milan nettamente superiore in termini di gioco, di condizione atletica, di corsa, di azioni offensive, di occasioni, di palle recuperate, è stato un crescente rossiniano esemplificato da quel triangolo “platonico” a fine primo tempo tra Kakà e Taarabt, concluso di controbalzo dal brasiliano dopo una volata di quaranta metri. Prima c’era stato il recupero con lancio incorporato di De Jong a proiettare Kakà nella metà campo interista: strepitoso nell’illudere la marcatura di Ranocchia e Samuel e a calciare di collo pieno dal limite dell’area, ma come contro l’Atletico la gioia del brasiliano è stata strozzata dalla traversa.
È stato il derby di Kakà e De Jong: anima e volontà del Diavolo.
È stato il derby di Balotelli e Taarabt: il primo ha ispirato l’incornata vincente dell’olandese, il secondo è stato il più intraprendente, il più frizzante, colui che ha sempre incendiato la manovra del Milan.
È stato il derby degli italiani: il Milan ha concluso il match con De Sciglio, Abate, Montolivo, Pazzini e Balotelli. Il rientrante El Sharaawy era scalpitante. Potenzialmente tutti e sei potrebbero far parte della spedizione azzurra in Brasile. Non Abbiati, il quale per una sera ha conosciuto la solitudine provata da Giovanni Galli.
È stato soprattutto il derby di Clarence Seedorf: dopo Atletico e Juve, finalmente un capolavoro portato a termine. Il suo primo e ultimo(?) derby. Non voglio crederci. Sei vittorie nelle ultime sette partite non sono niente male per un allenatore sull’orlo dell’esonero.
Soprattutto non si spiegano le “notiziole” e gli spifferi che fuoriescono da Milanello e che ogni giorno ci vengono raccontati dai parrucconi della stampa: spogliatoio spaccato, il gruppo degli italiani che chiede la testa di Seedorf, il gruppo dei brasiliani, solamente perché Kakà e Robinho sono molto amici e menate varie che non sussistono. Meglio, che non rispecchiano la realtà. Non rispecchiano quello che dice il campo. Non si vincono sei partite in sette gare, non si vince il derby dominando in lungo e in largo, non si recuperano più di dieci punti all’Inter se la squadra non è compatta e coesa, se vi sono frange interne che remano contro l’allenatore. Non ci sarebbe stata quella festa sotto la Sud. Soprattutto Montolivo, considerato l’artefice del movimento “NO Seedorf”, non sarebbe corso ad abbracciare l’olandese al triplice fischio.

Ciò che davvero preoccupa è il fatto che una volta Milanello era considerato un Bunker, un’oasi protetta. Nulla fuoriusciva. Quest’anno è stato un continuo di spifferi fasulli. Qualcuno in società ponga rimedio. Il rilancio del club più titolato al mondo deve ripartire dalla gestione di alcune situazioni che quest’anno hanno lacerato ambiente, squadra e tifosi. Il Milan sul piano tecnico deve ripartire da Clarence Seedorf? Se la società lo ritiene, certamente sì!

La Stanza di Dario

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