IL MILAN PRENDE CONGEDO DALL’EUROPA. EQUILIBRIO (TATTICO) E UNITA’ D’INTENTI: LE PAROLE CHIAVE DA CUI RIPARTIRE

Le speranze europee del Milan si infrangono sotto l’incrocio della porta difesa da Marco Amelia al minuto 96: il gol pazzesco di Brienza pone fine alla stagione del Milan e, molto probabilmente, anche all’esperienza di Clarence Seedorf sulla panchina rossonera.

È l’epilogo di una stagione contraddittoria che avrebbe potuto concludersi con il raggiungimento del sesto posto e della conseguente qualificazione ai preliminari di Europa League: un traguardo talmente misero da risultare una iattura. Il mancato accesso al preliminare di fine luglio può rappresentare un sollievo pensando alla prossima stagione. Dopo vent’anni di Europa il Milan berlusconiano, il club con più trofei al mondo, prende congedo dal palcoscenico internazionale. Ripartirà con il solo impegno del campionato, tornerà a giocare, da tempo immemore, una volta a settimana.
È stata la stagione dei rimpianti: El Shaarawy e Kakà hanno giocato assieme, solo per qualche minuto, per la prima volta in questa stagione.
Senza Europa il Milan potrà permettersi una rosa più contenuta: sarà necessaria un’opera di sfoltimento che in via Aldo Rossi hanno già messo in preventivo da tempo, soprattutto, visti e considerati i ritorni imminenti dai fine prestiti. Più impellenti ancora risultano essere le decisioni riguardo i riscatti di Taarabt e Ramì, i due artefici della (quasi) rimonta europea.
Il Milan dovrà ripartire, come disse l’anno scorso Handanovic per l’Inter, dall’abc. Dalle basi. Dalla difesa e dalla fase difensiva.
Equilibrio: è la parola che dovrà essere posta al centro del lavoro a Milanello, la parola intorno alla quale dovranno gravitare il mercato, gli allenamenti e l’impianto di gioco che si vorrà sviluppare.
Senza equilibrio vengono screditati il gioco, gli interpreti, la qualità della manovra.
La mancanza di equilibrio pone in luce i limiti di una squadra e ne ridimensiona la qualità complessiva. Questo è il concetto che dovrà avere bene a mente il prossimo allenatore che varcherà la soglia di Milanello. Il Milan per anni ha insegnato l’allineamento difensivo, dopo aver perduto completamente questo concetto dovrà avere l’umiltà di impararlo e di interiorizzarlo nuovamente. Altrimenti si rischia di perdere qualcosa di essenziale. Le squadre si costruiscono a partire dalla difesa, questo è un dogma sacro del calcio che la storia mai ha smentito. Utilizzando una metafora architettonica, voler costruire un edificio partendo dai piani alti è francamente inutile: crollerebbe su se stesso. Proprio come è accaduto al Milan in questa stagione: una squadra che si è portata dietro limiti strutturali evidenti, senza risolverli. Limiti che hanno reso inutile il potenziale, qualitativamente importante, del reparto offensivo.
Urge ripartire dalla difesa e dalla fase difensiva di tutta la squadra, Balotelli compreso.
C’è da augurarsi che il Presidente Berlusconi torni ad occuparsi del suo Milan, che Adriano Galliani faccia Adriano Galliani e che Barbara Berlusconi si occupi esclusivamente della parte commerciale.
Il Milan deve ritornare ad essere sinonimo di unità di intenti
e non di interessi personali, di frange interne, di correnti. Soprattutto, il prossimo allenatore del Milan dovrà essere legittimato da tutti. Senza una compattezza al vertice non è possibile avere una compattezza alla base.

La Stanza di Dario

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