IL MILAN RIPARTE DAI MILANISTI. PIPPO INZAGHI, L’ESEMPLIFICAZIONE PIU’ NETTA: DATEGLI UN PALLONE E MUOVERA’ IL MONDO

Il Presidente Silvio Berlusconi riparte dal suo Milan..e dai milanisti. Un precetto fondante: essere milanisti significa far parte prima di tutto di una famiglia, di un gruppo che condivide gli stessi ideali e i mezzi per raggiungerli e di conseguenza solo chi è stato nel Milan, ci ha giocato, ne ha fatto parte, conoscendo già la storia della società e condividendone i principi fondamentali, è il candidato ideale per diventarne il nuovo allenatore.

La storia si ripete, come si sono ripetuti i trionfi in questi 28 anni di Presidenza Berlusconi. Dal vertice di Arcore, presenti Silvio Berlusconi, Adriano Galliani, Fedele Confalonieri e..Pippo Inzaghi, è uscito il nome del nuovo tecnico del Milan, un vecchio cuore rossonero, l’eroe di Atene. Un unicum nella storia del calcio, una pietra miliare della nostra cultura calcistica, ma soprattutto, un esempio per tutti. Un esempio di professionalità, passione, entusiasmo, costanza, regolarità. Una vita sana ed equilibrata, ma attiva. Emozionale. Il calcio è lo sport più completo perché pieno di sfaccettature e, proprio per questo, risulta essere il più bello al mondo, Pippo Inzaghi ne è lo spot per eccellenza, colui il quale incarna e propugna i valori di questo sport, da sempre i valori appartenenti al Milan: lealtà sportiva, rispetto per i compagni e per gli avversari, umiltà, ma anche il “crederci sempre”. Parole che potrebbero sembrare universali per chiunque giochi a calcio, per chiunque pratichi uno sport. Ma Pippo Inzaghi, e il Suo Milan, ne sono l’esempio più alto, più nobile, più concreto: Atene, Monte Carlo, Yokohama, tutte firmate “2007”, emozioni targate Inzaghi.

I suoi gol sono pura elettricità e arrivano come un scarica di adrenalina a chi aspetta con il fiato sospeso di assistere ad un incantesimo. Spesso ho questa sensazione: sembra che sia il pallone a cercare Pippo e non viceversa” parole di Adriano Galliani, uno che Pippo lo conosce bene, come giocatore, ma soprattutto come persona: persona seria, leale, un eterno ragazzo dai valori semplici e sinceri, ma che “morirebbe” per il pallone. “Tra Pippo e il gol c’è un feeling speciale ed è sulla linea immaginaria del fuorigioco che nasce tutto [… ] Lottare, impegnarsi e, solo dopo, raccogliere i frutti e cercare i risultati. Pippo è così, proprio come il Milan” sono sempre impeccabili le analisi del dottor Galliani riguardanti i protagonisti della storia milanista, ma dall’analisi di Superpippo traspare un legame particolare, un trasporto emozionale, una condivisione di chi: “senza il calcio non sa stare”. Il Milan riparte da loro, Adriano Galliani e Pippo Inzaghi. Riparte, ovviamente, dal Presidente Silvio Berlusconi, colui il quale unisce e non divide, colui il quale prima ripiana i debiti e poi investe, da ventotto stagioni. Il Milan, ribadisco, dovrà ritornare ad essere sinonimo di unità di intenti: la scelta di Pippo ne è l’esemplificazione più netta. Così ha deciso il vertice di Arcore, Silvio Berlusconi (con il benestare della principessa Barbara), Adriano Galliani e Fedele Confalonieri hanno deciso per il bene comune, per il bene della società: unica per competenza e per trofei vinti. Artefice dei tanti trionfi rossoneri, soprattutto, in campo internazionale è stato il “Cavaliere” Clarence Seedorf: è suo il tacco illuminante a mandare in rete Superpippo a Monaco nel 2007, sperando, in termini metaforici, che il lavoro meticoloso di Seedorf in questi mesi possa rappresentare un ulteriore “colpo di tacco” per la nuova gestione targata Pippo Inzaghi, il quale dovrà fin da subito porre al centro del proprio lavoro la parola “equilibrio”: la mancanza di equilibrio pone in luce i limiti di una squadra e ne ridimensiona la qualità complessiva. La ricerca di equilibrio dovrà essere il primo step. Che cos’è l’equilibrio? È quella linea immaginaria che separa una squadra e la sua capacità di gioco, dal finire in fuorigioco, in altri termini: l’essere competitiva dal non esserlo.

Il Milan, dunque, riparte all’insegna della ricetta sacchiana: compattezza al vertice per avere una compattezza di squadra e una ritrovata autonomia gestionale per Adriano Galliani.
Milanello deve ora ritornare ad essere un’officina: da lì devono uscire giocatori ed allenatori, ma soprattutto lo zoccolo duro deve essere italiano.
Il Milan di Sacchi era sì il Milan dei tre Olandesi, ma era soprattutto il Milan dei diciotto italiani.

 La Stanza di Dario

 

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