Equilibrio (tattico) e fase difensiva: le parole chiave dalle quali ripartire

Il Milan ha insegnato calcio fino a ieri, il Milan di Sacchi ha giocato il miglior calcio della storia andando ben oltre la mission dettata dal Presidente Berlusconi: diventare la squadra più forte del mondo. Il Milan di Capello era il Milan degli Invincibili, il Milan di Ancelotti viveva delle notti di Champions anche quando in campionato faticava. Era il Milan della programmazione, dell’intensità e della sagacia tattica: un gioco che si doveva sempre imporre, senza tralasciare le distanze in campo. Tutti concetti e valori estranei a questo Milan, catapultato indietro di venticinque anni dopo l’ultima stagione.

L’entusiasmo di Inzaghi è fondamentale, ma non sufficiente: la Guinness Cup dei rossoneri è fin qui un compendio di farneticazioni in fase difensiva, di disattenzioni, di non conoscenza, di un atteggiamento tattico non più tollerabile per una società unica per competenza e trofei vinti. Il Milan dovrà ripartire, con una certa urgenza, dall’abc. Dalle basi. Dalla difesa e dalla fase difensiva.
Equilibrio
: è la parola che dovrà essere posta al centro del lavoro a Milanello, la parola intorno alla quale dovranno gravitare il mercato, gli allenamenti e l’impianto di gioco che si vorrà sviluppare. Senza equilibrio vengono screditati il gioco, gli interpreti, la qualità della manovra. La mancanza di equilibrio pone in luce i limiti di una squadra e ne ridimensiona la qualità complessiva. Questo è il concetto che dovrà avere bene a mente Pippo Inzaghi al ritorno a Milanello. Il Milan per anni ha esemplificato l’allineamento difensivo, dopo aver perduto completamente questo concetto dovrà avere l’umiltà di impararlo e di interiorizzarlo nuovamente. Altrimenti si rischia di perdere qualcosa di essenziale. Le squadre si costruiscono a partire dalla difesa, questo è un dogma sacro e mai smentito. Utilizzando una metafora architettonica, voler costruire un edificio partendo dai piani alti è francamente inutile: crollerebbe su se stesso. Proprio come è accaduto al Milan nella passata stagione: una squadra che si è portata dietro limiti strutturali evidenti, senza risolverli. Limiti che hanno reso inutile il potenziale, qualitativamente importante, del reparto offensivo.

Urge ripartire dalla fase difensiva di tutta la squadra, nel calcio moderno non è ammissibile che gli esterni non coprano il campo, che Niang faccia solo la punta, il calcio di questi tempi richiede undici uomini che collaborano assieme, che coprano il campo: non è pensabile che non ci sia filtro a centrocampo, non è ammissibile prendere contropiedi in continuazione, contro il Manchester City dopo 20′ la partita tatticamente era morta. La cosa allucinante, difficile da spiegare sta nel quanto non siano riuscite a crescere negli ultimi anni la capacità difensiva (sui calci da fermo) e l’organizzazione di gioco: contro il City sono riemerse problematiche già viste e ampiamente affrontate, prima su tutte: una fase difensiva inesistente. Ma, soprattutto, un atteggiamento, un modo di stare in campo non più accettabili per il club più titolato al mondo.

La Stanza di Dario

Articolo pubblicato su SpazioMilan.it

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