2014: da Balotelli a… Menez

È tempo di tracciare un bilancio di questo anno solare 2014 che giunge inesorabilmente al termine. Giusto un anno fa, il tacco di Rodrigo Palacio spediva all’inferno la banda Allegri, 12 mesi più tardi ci ritroviamo ad elogiare il lavoro di Pippo Inzaghi e le prestazioni eccelse di Jeremy Menez, senza ombra di dubbio la sorpresa più piacevole, assieme a Jack Bonaventura, di questa prima parte di stagione. Proprio il francese è l’emblema del nuovo corso targato Inzaghi, un Milan nuovo: nei nomi, nelle giocate, nello spirito, nelle esultanze dalla panchina. Pippo Inzaghi si è messo da subito al lavoro per cercare di restituire il Milan ai propri tifosi, tifosi di bocca buona. Milanello è tornato ad essere sinonimo di unità d’intenti, il gruppo è divenuto un collettivo. Jeremy Menez, il fiore all’occhiello.

Il francese ha letteralmente inebriato il popolo milanista, e non solo. Si è distinto per qualità tecniche, tempi di giocata e dinamismo. Quel dinamismo tremendamente mancato nella passata stagione, un concetto in antitesi con la figura di Mario Balotelli, che troppo spesso ha esaltato il concetto opposto: dell’immobilità. Mario non era il male assoluto del Milan dello scorso anno, ma con i suoi comportamenti in campo spesso risultava indisponente: un giocatore fuori squadra, poco disponibile al gioco senza palla, che giocava da fermo, inaffidabile per la maggior parte dei minuti.

Jeremy Menez ha cambiato il Milan, Milanello e Inzaghi hanno esaltato Menez, che a sua volta ha da prima elettrizzato il sistema di gioco originario, il 4-3-3, per poi prendersi definitivamente la scena nel 4-3-2-1 come vero e proprio nueve. Con buona pace di Torres. Ma Jeremy, arrivato a parametro zero tra l’indifferenza e lo scetticismo generale, ha saputo anche scrollarsi di dosso quell’etichetta di giocatore scostante, umorale, un po’ ribelle, che si portava dietro dalla sua esperienza nella Capitale. Peculiarità che spesso oscuravano le sue doti di poeta (maledetto) del pallone. Menez ha riacceso il Milan, Pippo e tutti noi ci auguriamo che possa durare.

Dario Pregnolato

Articolo pubblicato su SpazioMilan.it

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