2014, il top e il flop rossonero: primi sono De Jong e De Sciglio

Nigel De Jong e Mattia De Sciglio: il guerriero e l’apprendista. Un anno solare 2014, quello che si sta per chiudere, diametralmente opposto per i due. Il primo ha definitivamente conquistato San Siro con il suo animus pugnandi, il secondo, complice un anno tribolato condito da continui infortuni, non è riuscito ad attestarsi su alti livelli.

Nigel De Jong ha confermato di essere un professionista serio e affidabile, è stato uno dei pochi a salvarsi la passata stagione, una stagione condita da prestazioni ieratiche, con una ciliegina: la sassata di testa in occasione del derby di ritorno, a coronare l’olandese autentico mastino-eroe della serata, il quale dopo aver incornato sotto la Sud ha pensato bene di gettarsi sul tiro di Palacio trovatosi davanti ad Abbiati, in occasione dell’unica sortita offensiva dell’Inter. Flash stupefacenti a coronamento di una stagione, sul piano del rendimento strettamente personale, da vero leader. De Jong ha giganteggiato in mediana, a livello tattico ha saputo imporsi in cabina di regia, sostituendo egregiamente Riccardo Montolivo in qualità di metronomo.
De Jong è l’esemplificazione più netta di come la grinta e la determinazione possano andare ben al di là di ogni deficit di classe.

Classe ed eleganza che contraddistinguono le movenze di Mattia De Sciglio, designato dal maestro Arrigo Sacchi quale futuro del Milan, assieme a Stephan El Shaarawy: entrambi alla disperata ricerca della definitiva consacrazione. Dovranno essere bravi ad abbinare il talento alla professionalità e cercare quella continuità di rendimento tremendamente mancata nell’ultimo anno, complici i rispettivi e molteplici infortuni.
De Sciglio ha dimostrato fin da subito una maturità calcistica da veterano, ma il suo rendimento è letteralmente scemato in questa prima parte di stagione: prestazioni diligenti in fase difensiva, poco spumeggianti in fase offensiva. “Quando comincerà a giocare a tutto campo e a tutto tempo avrà compiuto un salto enorme e probabilmente definitivo”, ha sentenziato Arrigo Sacchi. E, in effetti, De Sciglio, nell’ultimo anno, ha lasciato trasparire una certa incompiutezza: qualitativamente valido sul piano della forma, ancora poco incisivo su quello della sostanza. I ripetuti infortuni sembrano averlo arrugginito, le prestazioni “scolastiche” sembrano averlo adagiato nella mediocrità, di certo non l’habitat di un predestinato come De Sciglio.

Dario Pregnolato

Articolo pubblicato su SpazioMilan.it

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